Bare meg og natten

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I libri devono fare bene, no? Cioè, pure quelli che fanno male, alla fin fine fanno bene. E allora. La domanda che uno si dovrebbe porre sempre è: ma “Gomorra”?

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Lo scrittore, Seamus Heaney, diceva che la poesia è vedere un mondo in un granello di sabbia, mai capita ‘sta cosa, era meglio se diceva che la poesia è accorgersi di un granello di sabbia nel mondo, secondo me, che un granello di sabbia chi mai se lo caca?, i poeti invece, eh, eccome, ma va be’ tanto il Premio Nobel l’ha vinto comunque, Seamus Heaney, su Facebook gli fanno i link lo stesso, buono così.

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Pensavo
eppure la conosco bene
viviamo insieme da tanti anni

conosco
la sua testa da uccello
le sue braccia bianche
e il suo ventre

finché una volta
una sera d’inverno
mi si è seduta accanto
e alla luce della lampada
posta alle nostre spalle
ho scorto un orecchio rosa

un ridicolo petalo di pelle
una conchiglia con sangue vivo
dentro
non ho detto niente allora –

sarebbe bene scrivere
una poesia su un orecchio rosa
ma non una che faccia dire
bel soggetto si è scelto
si atteggia a originale

e neppure di cui si sorrida
che faccia capire che annuncio
un mistero

non ho detto niente allora
ma la notte quando giacevamo vicini
ho assaggiato delicatamente
il sapore esotico
d’un orecchio rosa

Zbigniew Herbert

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La cosa poi è che io penso che la vita mia era una vita più o meno che sarebbe potuta essere una vita tipo quella di tutti gli altri, la vita mia, però poi, dopo l’anno 1994, che è l’anno che l’Italia ha perso la finale dei Mondiali ai rigori, io dopo l’anno 1994 penso che ho ricevuto una qualche maledizione, o un qualche anatema, o una qualche bestemmia, oppure è Dio, che se Dio esiste secondo me Dio è uno che gli piace farmi i dispetti, a me, Dio, e mi rende la vita mia una cosa difficile, a me, Dio, coi dispetti suoi.


E io avevo pure scritto una lettera a Roberto Baggio, una volta, che volevo dirgli, a Roberto Baggio, che io per colpa di quel suo rigore sbagliato nella finale dei Mondiali del 1994, io per colpa di quel suo rigore sbagliato io ero diventato proprio una persona triste, però poi quella lettera che volevo spedire a Roberto Baggio l’ho persa e non l’ho più spedita, allora, e non l’ho manco riscritta, quella lettera, che mica mi andava di riscriverla, quella lettera, ma io ancora mi domando come avrò fatto a perderla, quella lettera, che l’avevo appoggiata sulla scrivania e poi è sparita, quella lettera, e va be’, è chiaro secondo me, che secondo me è stato Dio a far sparire quella lettera, che mi ha fatto un dispetto, a me, Dio, come fa sempre con me, Dio, e allora io quella lettera, a questo punto, l’avrei dovuta scrivere a Dio, mica a Roberto Baggio.

Il romanzo mio che mi sa non vedrà mai la luce del sole - beato lui - comincia così.

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Dentro, tra l’altro, tengo
stretti due timori - fasullamente:
non mi fuggono mai
e poi mai; e poi li sai
a memoria: la noia
del mio parlare tiepido,
e l’amarti perpetuo che sarebbe
anche se non mi amassi.

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Ma alla fin fine, scherza scherzando, pensa pensando, le cose che capitano a me sono più o meno le stesse cose che capitano a tutti quanti.
È tutta una cosa di come uno poi reagisce.
E mo’ mi è venuta in mente quella professoressa, che mi disse: “Donaera, il tuo problema non è essere impreparato, ma la tua reazione ogni volta che ti metto 2”. Io le ho chiesto com’era, questa reazione. E lei: “Non reagisci. Ecco com’è.”

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La cosa è che ci sono quelli che dicono che:
"La Grande Bellezza speriamo che vince l’Oscar così vince un film italiano, che bello!", che sembra che oggi c’è la finale dei Mondiali, a sentirli.
Poi ci sono quelli che:
"La Grande Bellezza non mi è piaciuto, speriamo che non vince l’Oscar, fa schifo alla minchia!", che questi quasi sempre c’hanno la erre moscia non so perché.
Eh, ma queste due chiamiamole tipologie sono due tipologie di persone che di cinema non sanno un cazzo. No veramente, per forza. E lo dico io, che io, tra quelli che di cinema non sanno un cazzo, sono il più testa di cazzo di tutti. Io sono proprio in mezzo tra quelli che sanno tutto e quelli che non sanno niente: proprio la merda - che mo’ oggi quelli come me ci chiamano “il ceto medio”, pure in senso artistico, madonna santa.
Comunque. Quella cosa lì delle tipologie.
Le persone della prima tipologia. Tifano un film come se fosse una squadra di calcio - il punto è: perché questo film merita l’Oscar?, queste persone qui, saprebbero rispondere a questa domanda?, secondo me no, che se, per dire, c’era un cinepanettone candidato, tifavano il cinepanettone. Sono quelli che votano Grillo, questi, più o meno.
Le persone della seconda tipologia. Questi altri votano Renzi, invece. E hanno deciso (deciso, pure prima di vederlo) che questo è un film brutto - influenzati da qualche critico o qualche amico o qualche marzulliano, oppure si aspettavano un film un po’ più movimentato con una bella storia d’amore e un po’ di roba camorristica o mafiosa, e invece niente, son rimasti delusi, che La Grande Bellezza è un film che parla di… Aspè, La Grande Bellezza è un film che parla di cosa?
La cosa è questa. Che La Grande Bellezza è un film che nessuno di quelli che ne capiscono di cinema lo può capire. E non lo può capire manco nessuno di quelli che il cinema lo concepiscono come passatempo-trastullo-sottofondomentrescopi. La Grande Bellezza è un film che parla di cose che stanno in mezzo. Cose mediocri. È un film che vede con gli occhi di uno che le cose gli capitano e non sa proprio come affrontarle. È un film che sì le inquadrature spaccano la fotografia c’è da rimanere a bocca aperta e il montaggio è superbo, ma la cosa che poi veramente conta è che dentro c’ha una bellezza così grande che la può ricevere solo qualcuno che tutta questa bellezza la vorrebbe ma non l’ha mai avuta. Uno che sta in mezzo e vorrebbe trovare posto.
La cosa è che La Grande Bellezza se l’Oscar lo vince o meno, alla fine, a me non me ne frega un cazzo. Che non è un film, no: è una cosa che ti capita nella vita. È diverso, no?