Bare meg og natten

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6 note

L’altra sera sono tornato, stanco,
che sempre messo lì
a lavorare, a non prendere soldi,
non seguo manco le serie tv,
le partite di Coppa me le perdo,
ci pensavo, non ho una consolatio,
o forse sì: e stavi lì nella testa -
poi non sapevo cosa fare prima,
lavarmi le mani, bere, pisciare,
togliermi le scarpe, e mentre vagavo
nel non raccapezzarmi
mi sono ricordato
di quella volta che mi sistemavi
i libri ordinati su un tavolino
prima di una lettura
in una libreria
piena di cose e di colori come te.
Mi è passato tutto, mi sei mancata,
mancata come un braccio,
non come manchi sempre,
di più, come un orecchio.
Ti ho pensata vicino al camino. Domani
ritorni. Molto bene.

9 note

Si appartiene sempre a delle categorie, pure noi, che vogliamo ironizzare sulle categorie, con quel fare simpaticone e quella mal celata superiorità, pure noi così siamo una categoria. A Pasqua per dire:
- l’animalista contro gli agnelli;
- il cattolico con le resurrezioni e cose varie, le foto delle processioni, le immagini splatter delle crocifissioni; - lo snob che al liceo ha preso 9 su Nietzsche e ora studia giurisprudenza, ma cita lo stesso passi da “L’Anticristo”;
- il fanfarone di paese, col piglio ingenuamente ribelloide, che non se ne fotte un cazzo di niente e lo urla a squarciagola - “Non me ne fotto un cazzo di niente!!!”;
- il simpaticone che “Minchia ma oggi è Pasqua?! Ahah meglio dai, una scusa per ubriacarmi!”;
- il solenne, che non tocca l’argomento, e accetta gli auguri con un gelido sorriso e un leggero cenno della testa, come a sottintendere: “Senz’altro non ti stai rendendo conto che stai augurando Buona Pasqua a me, proprio a me, che sono un ateo razionalista attivista, brutto cretino”.
E insomma, ce ne sono tantissimi, ma quello che volevo dire è che io, che sto qua far ‘ste cose, ‘ste divisioni in categorie, stavo dicendo, sono io la categoria peggiore.

6 note

Tutti quelli che stanno incasinati, nella merda, ascoltatemi me, il problema è sempre lo stesso: tremiliardi di cose da voler fare, idee, progetti, genialate, lampadine in testa, poi alla fine cosa si fa?: niente, si finisce sempre a lamentarsi che siamo persone geniali ma che il nostro genio non ce lo fanno attuare, siamo sensibili, preziosi, eh però non ci capiscono, premiano la mediocrità, e noi non possiamo appartenere a questa mediocrità, che noi siamo meglio. No?
Quello che volevo dire è: dormiamo, mangiamo, facciamo la cacca, solo questo, almeno per un po’, solo questo, smettiamola un attimo con le idee, coi sogni, con le motivazioni. Tanto, cambia niente? No.

25 note

Lo vedi come sono
storto, contratto? Lo vedi questo piede,
quando mi siedo, come lo metto?
E’ tutto per lo sforzo, in tanti anni,
di non urtare le persone. Stretto
contro un sedile, dentro l’autobus pieno,
stare a posto, evitare
coi miei vicini
persino il minimo contatto.

Sulle panchine delle sale d’aspetto
o in treno, in corridoio, era una pena
ogni momento sentire sfiorarsi il buio
del mio ginocchio e del loro.

Ore e ore, giornate intere:
uno di fianco all’altro
stavamo, come i gusti del gelato
nel bar della stazione.

Di vero tra noi, di giusto,
lo spazio di due dita
era rimasto.

Umberto Fiori

5 note

Di Màrquez ho il cattivo ricordo di aver letto “Memorie delle mie puttane tristi” poco dopo aver letto “La casa delle belle addormentate” di Yasunari Kawabata. Due libri troppo simili tra loro, Màrquez ha ricevuto e utilizzato in modo eccessivo la potenza cristallina del capolavoro giapponese. Ha provato a distorcerne il candore, ma alla fine ne è uscito un romanzo così così. Kawabata aveva già detto tutto, aveva già esplorato troppo fortemente il conflitto tra eros e morte - tra gioventù e vecchiaia.
Ed entrambi questi scrittori hanno vinto il Nobel. A pensarci. Ai giurati del premio svedese piacciono le storie di vecchi che vanno con le prostitute, in qualche modo, mi pare chiaro. Sporcaccioncelli.

13 note

Ha nove anni, è sera,
una bimba. Dice: “Piango per ogni
evenienza”. Dice: “Morirò per
disidratazione”.

49 note

Appoggiami la testa sulla spalla:
ch’io ti carezzi con un gesto lento,
come se la mia mano accompagnasse
una lunga, invisibile gugliata.
Non sul tuo capo solo: su ogni fronte
che dolga di tormento e di stanchezza
scendono queste mie carezze cieche,
come foglie ingiallite d’autunno
in una pozza che riflette il cielo.
Antonia Pozzi

7 note

I libri devono fare bene, no? Cioè, pure quelli che fanno male, alla fin fine fanno bene. E allora. La domanda che uno si dovrebbe porre sempre è: ma “Gomorra”?

3 note

Lo scrittore, Seamus Heaney, diceva che la poesia è vedere un mondo in un granello di sabbia, mai capita ‘sta cosa, era meglio se diceva che la poesia è accorgersi di un granello di sabbia nel mondo, secondo me, che un granello di sabbia chi mai se lo caca?, i poeti invece, eh, eccome, ma va be’ tanto il Premio Nobel l’ha vinto comunque, Seamus Heaney, su Facebook gli fanno i link lo stesso, buono così.