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Con la voglia dentro di cose semplici
m’immergo i piedi nella sabbia - poi
nel semplice più semplice
tu ti strizzi i capelli dopo il mare,
ti guardi lo smalto che è da rifare,
e non c’è banalità, giuro, se
"Hai gli occhi più belli del mondo": il mondo,
voglio dire, se te lo dico, non può
competere, nemmeno tutto intero, con te
lì che mi guardi il sorriso. “Ora piove”
dico. Nuvolaglie. E hai lo sguardo un poco grigio.

È chiaro più di ogni altra cosa che uno che apprezza qualcosa che ha prodotto è qualcuno che vive di compiacimento, e chi vive di compiacimento non produce mai niente di bella - gli basta compiacersi, non compiacersi producendo cose belle.

La prima volta non fu
quando ci spogliammo
ma qualche giorno prima
mentre parlavi sotto un albero.
Sentivo zone lontane del mio corpo
che tornavano a casa.
Franco Arminio
Una poesia

Che il tuo crescere sia non come il mio,
che sia una linea retta
con punti infiniti e infiniti punti,
non come me: ho goduto
solo di proprietà commutative -
tu mi spostavi e non cambiava niente.
Perché era troppo amore. Troppo, amore.

Per un giorno intero ti ho chiesto
di incontrare le tue braccia.
Tu invece mi hai rivolto
la parola.
Volevo la fortuna di cercare
sulle tue labbra
l’umidità di certe albe,
di certi sguardi con cui i cinghiali
cercano la madre.
Franco Arminio
Una poesia

Un domani che scatta in contropiede
ma un difendersi in due:
io, te, sempre pronti alla scivolata,
tu coraggiosa, io tattico: un muro -

che, per forza:
nel sole di giugno basta un nonnulla

(una gola che inutile si corrode,
una testa calva che spunta e segna,
un euro perso come tutti noi)

come da ragazzi basta un nonnulla
e non si ha più la voglia.

image

Una poesia

Quel senso tutti i giorni
di morte che ora arriva,
di morte che c’è sempre,
tutti i giorni quel senso,
per un tempo sfiancante,
la scala tutta in corsa,
una vita, una vita
di così tanta morte.

E fu lo schianto nello sguardo a caso
e tutto quel cercarti per le strade
e quel trovarti e non capirci niente
e quel senso tutti i giorni di averti
poi finalmente in tasca nel giubbotto

fu il cassetto riordinato per fare
spazio alle tue cose: quel senso. Tutto:
di morte che non c’è,
di quell’ a mors - senza morte - che è amore.

«Volevo scriverti, non per sapere come stai tu, ma per sapere come si sta senza di me. Io non sono mai stato senza di me e quindi non lo so. Vorrei sapere cosa si prova a non avere me che mi preoccupo di sapere se va tutto bene, a non sentirmi ridere, a non sentirmi canticchiare canzoni stupide, a non sentirmi parlare, a non sentirmi sbraitare quando mi arrabbio, a non avere me con cui sfogarsi pe…r le cose che non vanno, a non avermi pronto lì a fare qualsiasi cosa per farti stare bene. Forse si sta meglio, o forse no. Però mi e venuto il dubbio e vorrei anche sapere se ogni tanto questo dubbio è venuto anche a te. Perché sai, io a volte me lo chiedo come si sta senza di te, poi però preferisco non rispondere che tanto va bene così. Ho addirittura dimenticato me stesso per poter ricordare te».
Soren Kierkegaard , “Diario di Un seduttore”

Ora che più forte sento
stridere il freno, vi lascio
davvero, amici. Addio.
Di questo, sono certo: io
son giunto alla disperazione
calma, senza sgomento.


Scendo. Buon proseguimento.

Giorgio Caproni
Un incipit

L’ultimo copione che ho scritto comincia così.

***

Buio.

Rumore di automobili, in lontananza – di strada non troppo trafficata. Una sirena d’ambulanza molto distante. Una voce, vicina: quello che dice è tratto dal testo teatrale “Peter Pan”, di James M. Barrie – è una battuta di Capitan Uncino.

 

Com’è calma la notte; non c’è nessun segno di vita. Questa è l’ora in cui i bambini sono a letto nelle loro case; le labbra lucide del cioccolato della buonanotte, le lingue che vanno stancamente alla ricerca di qualche briciola dimenticata che tremola sulle loro guance luccicanti. […]

Nessun bambino mi ama. Mi è stato detto che giocano a Peter Pan, e che il più forte vuol sempre essere Peter. Preferiscono essere un Gemello piuttosto che Uncino: obbligano i bambini piccoli a fare Uncino. I bambini piccoli! Ecco dove mi rode il cancro.

 

Sipario che si apre.

Luce.